BETA

Metaphor: ReFantazio

11 ottobre 2024
Sviluppatore
Editore

Score globale

Lo score verrà mostrato appena saranno raccolte abbastanza valutazioni

TBD
Crea un account o effettua il login per condividere la tua opinione

From the creative minds of the Persona series – Metaphor: ReFantazio marks ATLUS’ first ever, full-scale fantasy RPG, brought to you by director Katsura Hashino, character designer Shigenori Soejima, and composer Shoji Meguro.

Write your destiny and rise above fear as you step into a fantasy world unlike anything you’ve seen before. Fraught with unsettling mystery, the kingdom stands on a precipice. Now, you must embark on a journey, overcoming obstacles and forging bonds with friends.

Our story takes place in The United Kingdom of Euchronia, where the assassination of the king brings chaos and unrest to the land.

Then, one fateful day, a megic known only to the king called the Royal Magic is invoked, and the world becomes embroiled in a royal tournament for the throne.

In the midst of this, the protagonist, together with his partner, the fairy Galica, must find a way to break the curse that has been placed on the prince that the kingdom believes to be dead. To do so, they depart on a journey across the vast lands.

They will discover that in order to achieve their goal, they must participate in the tournament for the throne, and this great task shall require them to ally with many friends and followers of the various tribes inhabiliting the world.

Disponibile per
PC (Microsoft Windows)
PlayStation 5
Xbox Series X|S
Nintendo Switch 2
PlayStation 4
Generi
Adventure
Role-playing (RPG)
Turn-based strategy (TBS)
Collegamenti:

Recensioni

1
Giocato su PC (Microsoft Windows)
12 gennaio 2026

Un JRPG che scambia la verbosità per profondità e la ripetizione per visione autoriale
Metaphor: ReFantazio nasce con l’ambizione di essere il grande JRPG politico, maturo, “definitivo” di Atlus. Il risultato è invece un gioco autoreferenziale, stanco, didascalico, che ricicla strutture vecchie mascherandole da evoluzione, e che fallisce praticamente ogni obiettivo che si pone.

Gameplay loop: rituale vuoto e prevedibile

Il loop di gioco è uno dei più anestetizzati degli ultimi anni: dungeon lineari, combattimenti a turni senza tensione reale, intermezzi narrativi infiniti, gestione del calendario. Tutto è già visto, ma qui è anche rallentato, irrigidito, svuotato di ritmo.
Il sistema degli Archetipi, venduto come grande novità, è in realtà una versione meno leggibile e meno soddisfacente dei job system già visti in Persona e Shin Megami Tensei. Cambiare ruolo raramente è una scelta interessante: è spesso un obbligo imposto dal design, non una decisione strategica. La libertà promessa è puramente cosmetica.
I combattimenti funzionano, ma non coinvolgono. La difficoltà è mal calibrata, le battaglie si risolvono in automatico dopo poche ore, e il gioco non costruisce mai vera tensione. Si va avanti per inerzia, non per interesse. La sensazione costante è quella di stare eseguendo una checklist, non vivendo un’avventura.

Tecnica: vecchio, rigido, inconsistente

Tecnicamente Metaphor è sorprendentemente arretrato. Animazioni legnose, modelli statici, espressioni facciali povere rendono ancora più pesanti le lunghissime sequenze dialogate. I dungeon sono anonimi, ripetitivi, privi di identità spaziale, senza un minimo senso dell’esplorazione o della scoperta.
La direzione artistica prova a compensare con colori e suggestioni fantasy europee, ma resta una patina estetica sopra una struttura antiquata. Il gioco non ha il coraggio di essere davvero stilizzato né la forza tecnica per risultare credibile. Anche l’interfaccia, tipicamente Atlus, qui diventa più esibizione che funzionalità: invasiva, ridondante, spesso stancante.

Scrittura: temi importanti trattati nel modo peggiore

Il punto più basso dell’esperienza è la scrittura. Metaphor vuole parlare di politica, potere, razzismo, disuguaglianze, democrazia. Ma lo fa in modo didascalico, ossessivo, infantilizzante. Ogni concetto viene spiegato, rispiegato, ribadito, come se il gioco non si fidasse mai dell’intelligenza di chi gioca.
I personaggi non dialogano: declamano. Sono veicoli di messaggi, non individui credibili. Il worldbuilding è una valanga di nomi, fazioni e concetti astratti scaricati addosso al giocatore senza ritmo né misura. La narrazione non emerge dal gameplay, lo interrompe continuamente, distruggendo il pacing.
Peggio ancora, Metaphor si prende terribilmente sul serio senza mai davvero interrogarsi su ciò che racconta. Non c’è ambiguità, non c’è conflitto autentico, non c’è sottotesto. Solo temi “importanti” trattati in modo superficiale, trasformati in slogan ripetuti fino allo sfinimento.

Conclusione

Metaphor: ReFantazio è un gioco convinto di essere profondo, ma che confonde la lunghezza con la complessità, la verbosità con il pensiero critico, la routine con la struttura. Un JRPG che guarda al passato senza capirlo e al futuro senza meritarselo.

Un esercizio di stile stanco, che fallisce come gioco, come racconto e come dichiarazione d’intenti.